Seduta n° 61 del 19 luglio 1995
SULLORDINE DEI LAVORI
DELLADIO: Grazie signor Presidente. Egregi colleghi, voglio dire solamente poche parole per non dimenticare una data e un'accadimento molto doloroso che ha toccato il nostro ed indubbiamente tutto il territorio italiano.
Voglio ricordare a tutti noi e a chi ci ascolta che oggi è il decennale della tragedia di Stava, dieci anni da quel lontano e allo stesso tempo vicino 19 luglio 1985. L'acqua contenuta nei bacini di Prestavel, a nord di Tesero, nella omonima valle di Stava, nella mia cara val di Fiemme, fuoriuscendo improvvisamente spazzò via molte abitazioni e stroncò numerose vite umane. Il 19 luglio di dieci anni fa 268 persone sono rimaste vittime dell'ingordigia, dell'egoismo e della negligenza umana.
La somma di piccoli comportamenti irregolari, la sottovalutazione di alcuni fatti hanno innescato la tragedia.
Tragico è anche il fatto che insignificanti e irrisorie saranno le pene comminate, considerando la varietà dei soggetti coinvolti e i condoni vari. Importante è calcare la mano sul risarcimento danni da chiedere alle imprese da versare ai superstiti. Solo così, per il rischio di non dover pagare ingenti indennizzi le ditte attueranno tutti i provvedimenti necessari per non sbagliare più. L'arrivismo e il guadagno sfrenato portano ad una perdita di identità, portano ad un imbarbarimento, dove tutto è quantificato e dove si perdono i valori fondamentali dell'esistenza e la vita umana non è più considerata. Onorare i caduti è anche rimanere al proprio posto di lavoro, impegnandosi al massimo per rappresentare la comunità che rappresentiamo. Onorare i caduti è anche sconfiggere il menefreghismo e l'indifferenza. Occorre, secondo me, ricordare per annullare la possibilità che si verifichino fatti analoghi. Ricordiamo e riflettiamo affinché non ci sia più sofferenza fra gli uomini. Vi ringrazio.