Seduta n° 92 del 19 giugno 1996
Disegno di legge n. 27:
Disciplina delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza della Regione Trentino-Alto Adige (presentato dal consigliere regionale Pinter);
Disegno di legge n. 34:
Nuove disposizioni in materia di Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (presentato dalla Giunta regionale)
DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, nel regolamento di attuazione sono previsti i parametri per riconoscere le IPAB e allo stesso modo i criteri per depubblicizzare tali organismi. Non sono riconosciute le IPAB, che inizialmente sono state fondate, che sono gestite e che hanno capitale maggioritario privato. Questo articolo amplia le possibilità di depubblicizzare e considera quella forza enorme, strategica che è il volontariato. Pertanto il mio voto sarà a favore dell'emendamento. Grazie.
(...)
DELLADIO: Grazie signor Presidente. Durante gli ultimi decenni e più compiutamente nell'ultimo lustro, si è diffuso nel nostro Paese un crescente interesse nei confronti della presenza di soggetti che, benchè caratterizzati dall'iniziativa privata, sono venuti progressivamente rispondendo a bisogni di natura pubblica, ossia ad esigenze che definiscono l'intera collettività o settori significativi della stessa.
Tale fenomeno noto agli studiosi - ma in misura sempre maggiore anche all'opinione pubblica attraverso i numerosi dibattiti e convegni svoltisi sul tema - come non profit o terzo settore, costituisce un dato affatto trascurabile del moderno contesto socio-economico italiano.
In Italia, si è assistito ad una progressiva estensione delle competenze statali, in settori definiti "pubblici", che ha provocato una programmata e quindi voluta identificazione del termine "statale" con il termine "pubblico", generando nella coscienza collettiva la convinzione che tutte le attività e i servizi che in qualche misura sottendono una rilevanza pubblica debbano per forza di cose essere gestiti ovvero erogati dall'amministrazione statale. In tal senso, si noti l'elevata stima che il sistema di welfare gode ancora nel nostro Paese (93,1% contro il 91,7% della Gran Bretagna ed il 90,2% presente in Germania, solo per citare alcuni esempi). L'esigenza che lo Stato provveda affinché siano garantiti equi diritti a tutta la popolazione, soprattutto con particolare riguardo ai più deboli e privi di mezzi economici sufficienti, non è peraltro accompagnata da un sostegno nei confronti dei costi fiscali necessari per mantenere il meccanismo di Welfare State, favore tra i più bassi nella Comunità Europea. Il saldo "oneri-prestazioni" lascia l'opinione pubblica italiana assai più insoddisfatta di quelle degli altri paesi. La ragione di questa insoddisfazione è da ricercare, presumibilmente non solo sul versante degli oneri (probabilmente considerati troppo elevati), ma anche su quello delle prestazioni. L'insoddisfazione per l'inefficienza dei servizi di welfare, in particolare dei servizi sanitari, è la più alta in Europa, paragonabile solo a quella dei greci e dei portoghesi.
In tale contesto, è dato da osservare che da più parti si auspica un accrescimento dell'efficienza, della libertà di scelta, una maggiore diversificazione e flessibilizzazione nell'erogazione dei servizi sociali. Sembra potersi sostenere che, se le prestazioni di welfare - al di sopra di uno zoccolo di base - venissero affidate anche a soggetti privati, che aggregati in associazioni e organizzazioni non profit rispondono ad un pubblico bisogno, ciò corrisponderebbe pienamente alle aspettative della maggioranza degli italiani, da sempre abituati a considerare lo Stato come unico erogatore di servizi sociali. Tali aspettative dicono, dunque, di una maturata coscienza civile dei cittadini, i quali non intendono rispondere direttamente ad un bisogno collettivo, solamente sulla base della semplice considerazione, peraltro fondamentale che gli oneri imposti loro per l'erogazione dei servizi di welfare siano troppo elevati rispetto alla qualità dei servizi medesimi, ma in forza di una capacità più immediata e quindi, maggiormente efficace di affrontare le strutture giuridico-economiche, adeguate per l'affronto di quel bisogno particolare.
Da ciò consegue, pertanto, che i sondaggi d'opinione condotti in molti paesi europei, che evidenziano che "la sicurezza sociale costituisce una realizzazione fondamentale della società moderna" e che "lo Stato deve provvedere e che nessuno sia lasciato privo di risorse in casi di disoccupazione, povertà, malattia o invalidità", non sono da leggere, alla luce di quanto sopra detto, in chiave assistenzialistica ovvero statalista, quanto piuttosto nel senso che non sia soltanto lo Stato a fornire i servizi sociali richiesti, ma che anche ai cittadini e alle proprie aggregazioni sociali sia consentito intervenire fattivamente e direttamente per la realizzazione di detti servizi. Si tratta, dunque, di prevedere forme e modalità di azione, attraverso cui le organizzazioni costituite da privati siano messe nelle condizioni di rispondere alle esigenze ed ai bisogni che dalla società promanano.
In tale contesto, non sembra comprensibile pertanto un ampliamento della sfera di intervento da parte dell'ente pubblico, così come dimostrato da questa legge in materia di istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), che unifica i disegni di legge presentati dalla Giunta regionale e dal cons. Pinter. Infatti, tali istituzioni, regolamentate dalla legge Crispi del 1890, la quale ha provveduto a pubblicizzare le realtà organizzative - istituite in maggior parte da privati - che operavano in larga parte nel settore assistenziale, in forza della loro attuale configurazione giuridica ed amministrativa sono da identificarsi come enti pubblici a tutti gli effetti.
Ne consegue che la loro "sopravvivenza" in quanto enti afferenti alla pubblica amministrazione deve essere garantita non tanto da un disegno di legge ad hoc, quanto piuttosto da un riordino degli uffici ed organi pubblici, nelle cui competenze far rientrare anche le attività svolte dalle IPAB operanti sul territorio regionale. Inoltre, in conformità a quanto disposto dalla sentenza della Corte costituzionale del 1988 e, successivamente, dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1990, si deve riconoscere la possibilità a quelle IPAB che sono nate su esplicita iniziativa di privati, siano esse di natura associativa ovvero fondazionale, di trasformarsi in associazioni di carattere privato, così uscendo dall'orbita pubblicistica.
La medesima relazione accompagnatoria al disegno di legge sottolinea il fatto che "una disciplina in materia di IPAB non può prescindere da un quadro unitario di riferimento, comprendente tutti gli altri enti locali, per i quali la regione ha competenza normativa, ordinamentale, ed in primo luogo i Comuni". A maggior ragione, l'azione da intraprendere dovrebbe andare nella direzione di fissare criteri e categorie, secondo cui le IPAB esistenti vengano assorbite tout court nelle competenze degli enti territoriali, ovvero sia lasciata loro la possibilità, qualora ne ricorrano i requisiti richiesti, di trasformare il loro assetto istituzionale per rendere quest'ultimo più adeguato all'attività che esse svolgono.
Condivido le affermazioni del cons. Benedikter, che afferma, valutando le statistiche internazionali, che l'assistenza agli anziani dovrà essere erogata da enti privati e dal volontariato, non essendo più possibile provvedervi unicamente con denaro pubblico e poi ancora quanto riferito nella relazione introduttiva di minoranza, sempre del cons. Pinter.
Sulla base di queste considerazioni tempo fa ho presentato in Consiglio una legge-voto, in base all'art. 35 dello Statuto di autonomia, in tema di non profit, al fine di riconoscere una valenza imprenditoriale alle organizzazioni non profit, che producono beni e servizi per la collettività nei settori degli anziani, dell'handicap, della sanità, della droga, ecc. e facilitare il riconoscimento delle stesse al pari delle aziende commerciali, permettendo l'iscrizione al registro delle imprese presso le camere di commercio locali.
Pertanto il mio voto al disegno di legge, con queste considerazioni, sarà negativo. Grazie.