Seduta n° 161 del 10 giugno 1998

Disegno di legge n. 95: Delega di funzioni amministrative alle Province autonome di Trento e di Bolzano (presentato dalla Giunta regionale) - continuazione.

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, non possiamo parlare di deleghe di funzioni amministrative senza fare alcune considerazioni sull’istituto Regione, sull’autonomia, sul federalismo possibile e sulla sussidiarietà.

La Regione Trentino-Alto Adige, con le Province autonome di Trento e di Bolzano, ha specialità e caratteristiche particolari ed è ubicata a ridosso di un confine nazionale, protesa a nord nel cuore dell’Europa; una regione speciale, con tutela internazionale, vedi l’accordo Degasperi-Gruber, che vive con ansia e timore i processi di revisione costituzionale.

Non si può parlare di autonomia e federalismo in Italia e in Europa senza fare riferimento alle riforme in itinere a livello parlamentare ed a tal riguardo abbiamo visto che la Bicamerale è fallita. Voglio ricordare all’Aula e ai colleghi che mi ascoltano che Forza Italia già dal 1996 aveva depositato una proposta di legge per istituire un’Assemblea costituente, composta da 90 membri, estesa ai senatori a vita, che aveva durata un anno dalla prima data di riunione dell’Assemblea stessa. Questo disegno di legge prevedeva un referendum popolare finale nei successivi 3 mesi dopo l’inizio dei lavori.

Le riforme istituzionali ed elettorali si possono associare, a mio avviso, al fascio di bastoncini colorati del gioco da tavolo cinese dello shanghai: ogni riforma istituzionale o elettorale modifica quel reticolo di interazioni che sono base di equilibri precostituiti: come nel gioco, muovi un astina e trasmetti il movimento alle altre. Serve prudenza, ma allo stesso tempo serve anche coraggio nelle proposte e nel sostenere riforme necessarie per il bene di tutto il Paese.

A questo punto voglio ricordare che cosa pensa Forza Italia dell’istituto Regione. Forza Italia pensa ad un’Assemblea di rifondatori della nostra autonomia e pertanto evidenzia il fatto che per analizzare e riscrivere le riforme istituzionali serve un’Assemblea costituente per la predisposizione del nuovo Statuto di autonomia.

Dicevo che Forza Italia pensa ad un’Assemblea di rifondatori della nostra autonomia, che, svincolati da preoccupazioni di governo e da legami rigidi di partito, non ossessionati da un obbligo di visibilità e di rieleggibilità, eletti direttamente dalla gente e dalla gente tenuti a sottoporre il frutto del proprio lavoro, possano dedicarsi con approfondita attenzione e con duro studio ad un confronto serrato, ma alto, duro, responsabile, in quanto teso a traguardare il futuro della nostra terra, un lavoro nel quale si confrontino idee, valori, esperienze e uomini prima che schieramenti, ideologie e partiti.

Voglio ricordare che Forza Italia pensa ad un nuovo modello di Regione quale entità federale all’interno della quale coesistano due Province unite tra loro da un patto di federazione, questo nuovo assetto porrà dei nuovi problemi che andranno affrontati in sede di Assemblea costituente, che ho richiamato poc’anzi, e che riguarderanno soprattutto gli organi di governo della Regione federale e le modalità della loro individuazione, pertanto elezione, turnazione degli organi di governo delle due Province e altro; sarà necessario individuare nuove competenze che indichino il ruolo di coordinamento e di indirizzo che presumibilmente tale ente regionale verrà a ricoprire, quale, ad esempio, il ruolo della tutela e della promozione delle diverse etnie presenti nella Regione, penso alla viabilità, all’ecologia e ad altri aspetti, infine i poteri della Regione federale, per quanto riguarda il coordinamento, l’indirizzo, eccetera.

Federalismo e sussidiarietà sono complementari, sono i bastoncini più ambiti del gioco, quello che richiamavo poc’anzi, il gioco dello shanghai., Il federalismo è importante e si dovrà capire quale federalismo sia applicabile all’Italia. La parola federalismo è troppo spesso intesa come medicina di tutti i mali e rimedio eterno. Serve invece un progetto di federalismo concretizzabile, solidale, fiscale, competitivo, verificabile e perfettibile nel tempo, un federalismo che serva a realizzare economie di scala e contenimento delle spese, un federalismo che responsabilizzi i cittadini sul proprio sviluppo favorendo un equilibrio fra prelievo fiscale e spesa.

La riforma istituzionale di tipo presidenzialista dovrebbe prevedere anche il livellamento verso l’alto di tutte le regioni a statuto ordinario, da parificare a quelle con statuto speciale, come il Trentino-Alto Adige, inserendole nel nuovo Senato delle Regioni. Allo stato centrale dovrebbero rimanere la bandiera - Esteri, la moneta - Politica Monetaria, la spada - Difesa, la toga - Giustizia. Tutto il resto alle regioni. Ogni regione deve potersi dotare di proprie regole elettorali, aver diritto di riformare i propri statuti adeguandoli alle esigenze locali. E’ maturo il tempo per il trasferimento alle regioni ordinarie di una vasta serie di competenze esclusive; federalismo è quindi uguaglianza e rispetto delle diversità, è innalzare l’autonomia e l’autogoverno fino a fare diventare speciali le regioni ordinarie. Bene ha fatto il Consiglio regionale del Veneto a licenziare un disegno di legge in cui si contempla la possibilità per i cittadini veneti, con un referendum consultivo, di pronunciarsi su un’ipotesi di regione a statuto speciale. E’ stato un grave sopruso il fatto che Roma non abbia vistato la legge della Regione Veneto. Questa legge, evidentemente, rappresentava un cuneo dirompente inserito nel tronco stanco del centralismo statale, che non vuole perdere competenze e potere. Non a caso per l’Unione europea sono le regioni le entità che meglio gestiscono le politiche comunitarie. Il concetto europeo di autonomia regionale consiste nel diritto degli enti territoriali dotati di organi democraticamente eletti, posti fra lo Stato e i comuni e che godono di prerogative di autogoverno di gestire, sotto la propria responsabilità e nell’interesse della popolazione, gran parte degli affari di pubblico interesse, particolarmente allo scopo di favorire uno sviluppo regionale durevole. Esiste in Europa un Comitato delle regioni che ha potere esclusivamente consultivo. Si dovrà quindi dare più potere a questo Comitato, un potere deliberante, se vogliamo costruire un Europa delle regioni o dei cantoni. I vari passaggi a tappe forzate, tra cui l’introduzione dell’Euro, faranno in modo che il Trentino-Alto Adige non sarà più regione di confine, bensì cuore dell’Europa ed attore nello sviluppo.

L’auspicata Costituzione federale europea arriverà se prima sapremo costruire stati federali. Per costruirla serve un trasferimento verso il basso delle scelte, pensiamo ai vari fondi erogati dall’Unione europea e gestiti dalle regioni: Fondi strutturali, Leader, eccetera e il più delle volte - purtroppo - non utilizzati e penso, per quanto riguarda la Provincia autonoma di Trento, ai 3 miliardi persi per la bonifica di Trento nord e alle altre centinaia di milioni persi per sostenere lo sviluppo dell’apicoltura trentina.

Maastricht riconosce il principio di sussidiarietà, concetto base del magistero sociale della Chiesa, quello che può fare una comunità piccola non può esserle tolto ed attribuito ad una comunità di ordine superiore, più grande e complessa. Tutto ciò che viene svolto dalla piccola comunità è fatto in maniera migliore e per il principio di sussidiarietà l’ente superiore deve aiutare quello inferiore ad esercitare fino in fondo le responsabilità di quest’ultimo, per favorirne l’autosostentamento e realizzare il massimo autogoverno possibile.

Per attuare il principio di sussidiarietà occorre dunque un federalismo solidale, che preveda un fondo perequativo a favore delle zone economicamente più deboli.

Non basta tuttavia attuare il principio di sussidiarietà in senso verticale, cioè tra enti pubblici superiori ed enti pubblici inferiori, occorre che il principio di sussidiarietà sia applicato anche in senso orizzontale, per restituire alla società, alle formazioni organizzate dei cittadini per rispondere alle loro esigenze, la libertà di agire, di intraprendere e di promuovere iniziative in ogni campo della vita civile.

Urge il ritiro delle troppe responsabilità pubbliche dal mercato e dalle iniziative di interesse collettivo, che possono essere svolte dai privati e dai vari corpi sociali intermedi, penso alle associazioni, alle fondazioni, alle associazioni non profit, alla famiglia ed altro.

Sussidiarietà orizzontale significa riconoscere il primato dell’iniziativa e dell’autonomia della società rispetto a quella dello Stato. Lo Stato deve intervenire solo quando i cittadini da soli non ce la fanno a soddisfare le proprie necessità. Per questo inaccettabile è la versione solo "verticale" del principio di sussidiarietà, recentemente approvata alla Camera e poi affondato tra gli articoli della riforma della Costituzione.

Resta ora da vedere se questa interpretazione di sussidiarietà orizzontale verrà recepita. Il principio di sussidiarietà solo verticale penalizza la libera iniziativa sociale, attribuendo la "funzione pubblica" allo Stato, alle Regioni, alle Province, ai Comuni e noi sappiamo che l’emendamento proposto dall’on. Guarino del Partito Popolare Italiani è stato bocciato dal suo stesso partito "pseudo-cattolico", in cui è sancita la sussidiarietà "orizzontale", chiesta in questi giorni con centinaia di migliaia di firme, da un vastissimo cartello di associazioni in tutta Italia. In gioco è infatti la tutela di una libertà fondamentale.

Quello che invece non si deve fare dal punto di vista del Federalismo e della sussidiarietà è l’euregio Tirolo. Il 19 maggio scorso a Merano si è celebrata la riunione congiunta delle tre Diete: Tirolo, Alto Adige, Trentino, presente in qualità di osservatore il Vorarlberg. Si è riproposta l’euroregione o euregio Tirolo, che vede unite le tre realtà territoriali a cavallo dello stesso confine nazionale. L’euregio Tirolo non può nascere come entità politico-istituzionale, perché non è contemplato dalle leggi esistenti. E’ giusto invece fare spazio alle collaborazioni transfrontaliere, che sono maturate e che verranno attivate a seguito della convenzione di Madrid del 1980 e dell’accordo-quadro di Vienna del 1993, firmato da Italia e Austria.

L’euregio Tirolo per ora è solamente un laboratorio di dialettica, potrà concretizzarsi solo ed esclusivamente con regole nuove e se le comunità locali interessate lo vorranno. Se vogliamo veramente difendere, promuovere la nostra autonomia dovremo utilizzare fino in fondo le Istituzioni che già esistono e non rinunciarvi o inventarne di nuove.

Concludendo queste considerazioni, voglio dire che contro la forza la ragion non vale. Concludo il mio intervento, e mi spiego. I numeri di questa maggioranza, composta dallo SVP, dal PATT e da altri permetteranno il varo della norma che andiamo ad analizzare, quella del passaggio delle deleghe di funzioni amministrative. A questa maggioranza dobbiamo aggiungere anche le forze di sinistra, che erano alleate in mezzo a questa legislatura, componendo la seconda maggioranza di questa legislatura, che si erano adeguate e hanno firmato l’accordo di maggioranza, che prevedeva questo passaggio di funzioni amministrative. E’ probabile che non si sconfesseranno e che voteranno a favore del provvedimento legislativo.

Forza Italia, concludendo, non voterà questo provvedimento legislativo, proprio per il fatto che è un ulteriore passo in avanti per smantellare l’istituto regionale, che dovrebbe avere forza e vigore nel contesto italiano e nel contesto europeo. Grazie.

(...)

DELLADIO: Non mi serviranno dodici minuti, signor Presidente, per il mio intervento. Rispondo all’amico, al collega Domenico Fedel che già per la seconda volta mi accusa di plagio, non solo, questa volta si è spinto oltre, ha usato anche un termine particolare della mia valle: ‘pauper’ cercando di portare avanti la sua tesi, dicendo che Forza Italia o il sottoscritto ha copiato il suo progetto di Senato delle regioni.

A tal riguardo voglio ricordare all’amico e collega Domenico Fedel, che nel lontano dicembre 1993 molti federalisti si erano radunati ad Assago ed avevano votato un decalogo all’unanimità, nel quale era previsto il Senato delle regioni. Probabilmente già quel documento riportava osservazioni, considerazioni di altri uomini politici del passato, pertanto è un’idea quella del senato delle regioni che si passa di padre in figlio. Questa cosa è stata rimarcata dal sottoscritto ancora nel lontano 24 marzo 1994 ed è agli atti dei verbali della Regione Trentino-Alto Adige.

Quel progetto, successivamente, approvato il 12 dicembre 1993 ad Assago, è stato fatto proprio dal Polo delle Libertà e direi grosso modo condiviso anche da Forza Italia con pochissime diverse sfumature.

Pertanto il problema non è se l’idea è copiata o meno, secondo me il fatto positivo è che l’idea è condivisa. Noi tutti dovremo essere contenti che le idee proprie sono condivise da altri colleghi o da altre forze politiche, pertanto queste sono le riflessioni che voglio rivolgere all’attenzione dell’aula ed del collega Domenico Fedel.